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QUANDO L'AUDI QUATTRO NEI RALLY PARLAVA ITALIANO

Un'operazione inedita ma che diede grandi risultati

 

Vincitore del Trofeo A112 1980, Michele Cinotto faceva parte di una leva di giovani talenti mai più riproposta dal rallismo italiano con pari qualità e quantità. Il biondo pilota di Cuorgné, l'appassionatissimo padre Piero, l'amico Alcide Paganelli ed Emilio Radaelli, che all'epoca era il più dinamico tra i giovani navigatori, riuscirono a convincere l'allora N. 1 di Audi Sport Walter Treser a dare l'assenso ad un programma ufficiale di otto gare in Italia. I giovani Cinotto-Radaelli e la quattro (allora in versione Gr. 4) non solo colpirono la fantasia dei tifosi, riuscendo anche a smentire subito i pregiudizi dell'epoca sulla poca spettacolarità delle auto a trazione integrale, ma fin dal primo momento furono una presenza scomoda per tutti gli avversari.

 

La stagione iniziò con una gara convincente in Costa Smeralda ed un Elba chiuso al secondo posto solo per colpa di una foratura. E, dopo un'estate non brillante, il finale di stagione aveva in serbo un sensazionale exploit al Sanremo, dove Cinotto conduceva la gara dopo la prima tappa toscana (fermato poi da un'uscita a Montalcino) e finalmente la prima vittoria sotto la neve di Aosta. Nel 1982 erano previste gare di prestigio nel Mondiale (Montecarlo ed Acropoli) ed in Italia, cominciando col Costa Smeralda, dominato. Il seguito della stagione italiana fu però ostacolato da problemi di affidabilità della quattro seguita dal team inglese di David Sutton, mentre le due gare mondiali finirono con altrettanti ritiri, anche se lasciarono il segno le due prove speciali vinte all'Acropoli.

 

L'alba di Audi Sport Europa Team

 

Nel 1983 le uniche Quattro viste in Italia furono quelle di Audi Sport e lo sponsor portò Cinotto verso altri lidi. Poi il capo dello sport Audi Roland Gumpert, convinto che Ingolstadt dovesse avere una struttura satellite, chiese ad Emilio Radaelli di occuparsi di questo progetto. Il monzese aveva già dimostrato allo staff Audi di sapersi occupare degli aspetti organizzativi nello svolgere i compiti di copilota ed accettò la proposta. Nasceva l'Audi Sport Italien Team (poco dopo divenuto Audi Sport Europa Team) che si appoggiava alla struttura viennese di Rolf Schmidt. Il neonato team rimise subito in servizio permanente effettivo la coppia Cinotto-Radaelli, che esordiva vincendo in Costa Brava malgrado i mezzi limitati (due furgoni ed un break ufficiali ed un mezzo appoggio affittato dalla scuderia Tamauto).

 

 

Il ritiro al successivo Costa Smeralda metteva subito la parola fine alle speranze di dare realisticamente la caccia al titolo continentale, ma non ai successi: due vittorie assolute al Rally del Gran Sasso ed allo Škoda.

L'anno dopo la scelta di Ingolstadt del pilota con cui inseguire il titolo continentale cadde sul campione tedesco in carica Harald Demuth. Affiancato prima da Willy Lux e poi dallo stesso Radaelli, Demuth fu un avversario ostico per Dario Cerrato e si impose nei rally Barum e Skoda, ma non essendo riuscito a tramutare in punti pesanti tre gare condotte in testa (Spa, Sabbie d'Oro ed Halkidikis, le ultime due per uscite di strada) dovette infine lasciar strada al forte rallista piemontese.

 

Nelle stagioni successive Audi Sport Europa Team indirizzava i propri sforzi verso programmi che coinvolgevano modelli Gruppo A. Dopo alcune uscite sporadiche ma vittoriose in gare valide per la Coppa Italia, la quattro Gruppo B tornò tuttavia ancora di attualità nel 1987. Paola De Martini utilizzò il telaio della collezione di Emilio Radaelli alternandolo con una Golf GTI per andare a vincere il suo primo titolo nazionale femminile, ottenendo alcuni eccellenti piazzamenti nelle classifiche assolute.

(Si ringrazia per la collaborazione Carlo Marzetti) 

 

Gabriele Mutti in collaborazione con inaudita.com

Giornalista professionista responsabile del sito di informazione: contagiriblog

 

 

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Commenti  

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