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AUDI 90 QUATTRO, IL RICHIAMO DELL'AFRICA

L'Audi 90 quattro si è fatta le ossa anche nei rally africani.

Tra le stelle Audi di Auto Moto d'Epoca c'era anche la 90 quattro da rally, esposta nello stand della Casa dei quattro anelli insieme alla quattro da rally gr. 2 e a due protagoniste del Mondiale Endurance e della 24 Ore di Le Mans, poste di fronte ad alcuni modelli della produzione attuale.

 

Lanciata sui mercati nel 1987, la quattro porte di Ingolstadt non aveva fatto a tempo ad esordire, al Rally della Costa Smeralda 1988, che già si parlava del possibile futuro del modello. Era già fortissima la speranza che per la 90 fosse decisa l'omologazione del motore con quattro valvole per cilindro che, con circa 260 cavalli, avrebbe potuto permettere di far fronte molto meglio alla concorrenza di Delta e Celica, specie nelle gare su asfalto. Il cinque cilindri di origine infatti, nascendo per una versione di serie dotata di catalizzatore, si poneva come inferiore al motore della Coupé quanto a potenza massima.

 

A parte il tutt'altro che trascurabile particolare dei cavalli del motore 10V, la 90 quattro recava in sé tutto il retaggio del modello Coupé quattro che l'aveva preceduta a livello di trasmissione, pianale, assetti, ma con una maggiore rigidità dovuta alla gabbia tubolare, malgrado si trattasse di un modello a quattro porte invece delle due della Coupé. Le sospensioni anteriori invece erano mutuate dalla 200 quattro, la vettura che fu schierata ufficialmente da Audi Sport nella stagione 1987 (la prima in cui il Mondiale fu riservato ai Gruppi A) e che diede ad Ingolstadt la desiderata e sospirata vittoria al Safari con Mikkola-Hertz.

 

Il richiamo dell'Africa

 

A fine '88 al Memorial Bettega fu sperimentato un 4 cilindri turbo da 350 cavalli del preparatore Lehmann su un telaio 90 affidato al francese Bruno Saby, ma l'episodio non ebbe un seguito. L'anno successivo, durante l'Acropoli il capo di Audi Sport Herwart Kreiner rivelò che l'omologazione del motore 20V non avrebbe avuto seguito. Audi Sport Europa Team puntò allora sul campionato continentale africano, mentre altri restarono nel Mondiale ma concentrandosi sulle gare-maratona. Rudi Stohl ottenne nel 1990, con la vettura seguita da Rolf Schmidt, il miglior risultato di sempre per il modello nel Mondiale: un ottimo secondo posto al durissimo Rally della Costa d'Avorio.

 

 

Il duello infinito delle Ladies

 

All'inizio della stagione 1988 Audi Sport Europa Team, ormai avvezza a raccogliere successi in Gruppo A, scalpitava per aver pronta la 90 quattro destinata a raccogliere l'eredità delle precedenti 80 e Coupé quattro. La 90 fu pronta in Costa Smeralda, e con essa Paola De Martini proseguì la stagione, conclusa con un eccellente esordio nel Campionato del Mondo: un nono posto assoluto ad un Rallye di Sanremo dal ricchissimo elenco partenti. Per la stagione successiva il programma prevedeva alcuni appuntamenti validi per il Mondiale ed il bis del titolo Europeo femminile. Il Mondiale iniziò benissimo con due noni posti assoluti ottenuti in gare difficili come Montecarlo e la Corsica.

 

Altre gare furono eccellenti dal punto di vista della performance ma finirono col ritiro: in Portogallo prima dello stop la De Martini era in lotta con l'Audi 200 di Fischer, poi quarta alla fine. In Grecia, una gara di 1880 km (di cui 608 di speciali) affrontata dal team con soli tre furgoni d'assistenza, a cinque prove speciali dal termine l'Elbana era prima delle Audi e sesta assoluta quando si ruppe la coppa dell'olio. Un altro possibile successo sfumò per il ritiro in Costa d'Avorio, quando la De Martini era terza assoluta. La sfortuna si fece anche sentire nella caccia al titolo continentale. Finita a pari punti con Louise Aitken-Walker, l'italiana perse il titolo perché la rivale scozzese aveva ottenuto come miglior risultato assoluto un quinto posto invece del sesto della De Martini.

 

Il duello con la pilotessa supportata da General Motors Europe proseguì nel 1990, con in gioco il primo titolo iridato per le ladies. La De Martini spesso e volentieri tenne un ritmo superiore a quello della rivale, prevalendo in Portogallo e Corsica. Ma una serie di episodi neri, come il mancato arrivo della vettura in Argentina (per un guasto alla nave!), un albero a camme rotto in Australia, ed un Sanremo finito in anticipo (per un'uscita di strada nella notte, dopo esser rimasta senza luce per la rottura dell'alternatore) mandarono in soffitta le speranze in un successo che a metà stagione sembrava tutt'altro che fuori dalla portata della squadra e dell'elbana.

 

Gli anni di Audi Sport... Africa Team

 

Le esperienze lontane dall'Italia avevano reso il team conscio delle possibilità della 90 quattro in gare massacranti e dove il dinamismo dello staff fosse determinante. Dopo aver "assaggiato" Bandama e Zimbabwe nel 1989, fu approntato un programma per il Campionato Africano 1991, con piloti locali come Abe Smit e Patrice Servant, e l'italiano Aldo Riva, che esordì al Safari dello Zaire venendo subito contagiato dal fascino di quel tipo di competizioni. A fine della stagione Riva e Chicco Roveda si imponevano nel Rally del Burundi. Un successo che bissato la stagione successiva, insieme alle vittorie in Zimbabwe e Burundi, diede al romagnolo ed a Roveda il titolo, successo che fu replicato l'anno successivo nella graduatoria Marche e Copiloti.

 

Il ruolino di marcia della squadra italiana guidata da Roberta Gremignani e che aveva in Giovanni "Fragolino" Ravaioli il "cuore" tecnico era impressionante. Ma ormai anche la 90 quattro si avviava ad essere avvicendata: già a metà della campagna africana di quell'anno Audi Sport Europa Team aveva fatto esordire nelle mani della De Martini la S2 2,5 litri, che avrebbe portato ai quattro anelli l'ultimo titolo africano FIA.

 

 (Si ringrazia per la collaborazione Carlo Marzetti)

 

Gabriele Mutti in collaborazione con inaudita.com

Giornalista professionista responsabile del sito di informazione: contagiriblog

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Commenti  

0 #1 99Dolly 2017-09-13 12:54
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